Nome dell'autore: giuseppina

Sei arrabbiato? Cerca il bambino che è in te

Vi è mai capitato di arrabbiarvi esageratamente con qualcuno o con voi stessi, mettendo in atto sempre la medesima risposta in contesti lavorativi, scolastici, relazionali ecc.? Cerchiamo di capire come mai, tenendo conto che ogni persona è diversa dalle altre.Innanzi tutto cos’è la rabbia? La rabbia è un’emozione tipica,considerata fondamentale da tutte le teorie psicologiche. Insieme alla gioia e al dolore, è una tra le emozioni che si sviluppano più precocemente. È un’emozione che nasce dalla frustrazione, a causa di un mancato soddisfacimento di un proprio bisogno, ma maschera il dolore. Da dove nasce la rabbia? Secondo la maggior parte degli studi effettuati al riguardo, i casi più frequenti di mancato autocontrollo sono stati identificati in soggetti che hanno avuto genitori critici, intolleranti e svalutanti, togliendo quella sicurezza iniziale senza la quale si resta indifesi come bambini, in balia dei giudizi e delle conferme degli altri. E se queste conferme non arrivano, ritorna la voglia di protestare per quell’ amore che è stato negato, cercando la soddisfazione nel presente per colmare le mancanze del passato. Quindi una delle tante spiegazioni che si danno alla rabbia è riferita ad un passato lontano, collegato all’infanzia, quando i genitori o figure di riferimento importanti non hanno fatto in modo di far sentire abbastanza apprezzato e sostenuto il bambino. Cosa può succedere nel presente? Possono esistere casi in cui la persona, avendo imparato che l’unico modo per far valere le proprie opinioni ed esser preso in considerazione è quello di mettere in atto atteggiamenti aggressivi e rabbiosi, tenderà a portare avanti tale schema. Questo perché è l’unica strategia utile, che ha imparato e consolidato, finché non la disconfermerà, imparando che è possibile affrontare le situazioni ed essere considerati agendo mediante modalità socialmente più accettabili e funzionali per sé. Tutto questo comporta il mettersi in gioco in situazioni nuove. Immaginiamo una situazione lavorativa, in cui la persona rabbiosa non si senta accettata per un lavoro realizzato: sarà spinto verso la fuga oppure esprimerà la propria ira senza controllo, poiché non è stato apprezzato il suo lavoro o non si è seguito il suo pensiero. La persona interessata non ammetterà che la causa principale sia stata questa, ma la colpa, probabilmente, verrà trasferita sugli altri.La soluzione non è sicuramente accusare l’altro, ma recuperare il bambino che è in sé e fargli fare pace con la parte adulta. Quali sono le funzioni della rabbia? La potente impulsività e la forte propensione all’agire con modalità aggressive sono orientate alla rimozione dell’oggetto frustrante.Tre possono essere i fondamentali destinatari finali della nostra rabbia: Come tutte le emozioni, la rabbia non è mai giusta o sbagliata: c’è ed è importante comprenderla e gestirla al meglio. Chi riesce a mettere a tacere la rabbia, non sempre ne ricava benessere, perché si tratta di un segnale molto importante, ovvero che qualcuno o qualcosa sta calpestando il proprio Io. Reprimere le manifestazioni di rabbia è nocivo alla salute psicofisica, in quanto possono derivarne delle patologie come la depressione o problemi psicosomatici. Chi invece esprime la rabbia entro poco tempo con estrema impulsività e aggressività si trova ad affrontare grossi disagi relazionali. Si tratta di un’esperienza forte e molto comune, che ognuno vive secondo le proprie specificità individuali. Nel conflitto, specie interpersonale, la rabbia compare come elemento disturbante, che spesso ostacola la relazione e il confronto. Come avrete intuito, inghiottire la rabbia fa male, gridarla anche. Molto spesso capita di avere a che fare con persone capaci e intelligenti, ma che allo stesso tempo si mostrano incapaci nel relazionarsi in maniera cortese ed educata con gli altri. Questi soggetti sono privi di quella che in psicologia è chiamata intelligenza emotiva. Essere dotati d’intelligenza emotiva significa riconoscere i sentimenti, così da esprimerli in modo appropriato ed efficace. Nella quotidianità di tutti i giorni può capitare di essere protagonisti di incomprensioni o offese da parte di qualcuno. A quel punto si potrà rispondere con l’ira, oppure esprimendo la propria posizione e il proprio sentire in modo adulto e costruttivo, senza per forza puntare il dito verso l’altro pur di affermare se stessi. Potrebbe inoltre capitare di provare la rabbia ma scegliere d’impulso di non esprimerla e quindi di non reagire.Quando invece alla rabbia apparentemente non si reagisce, non è detto che questo sia realmente ciò che accade. La mancata reazione può essere dovuta al negato contatto emotivo con il sentimento rabbia, quindi si arriva all’alessitimia,ovvero l’incapacità di sentire sul piano emotivo le emozioni, le quali vengono fatte scivolare direttamente sul corpo fino a somatizzarle. Come è meglio comportarsi? È utile cercare di esplicitare il proprio disagio al meglio, evitando che l’interlocutore si senta aggredito, esprimere nel modo migliore le proprie emozioni, anche negative: essere diretti e sinceri non significa necessariamente ferire gli altri. E poi ricordate: se vi impedite di esprimerle (ovviamente in modo funzionale) sceglierete di ferire voi stessi. Quando si è nervosi, arrabbiati è possibile scaricare la tensione con attività fisiche: frequentare una palestra, praticare sport, lavorare manualmente, ecc.Se il malessere tende alla cronicizzazione, significa che vi è un comportamento, uno stile di vita ormai consolidato su cui occorre lavorare più approfonditamente con una psicoterapia, per essere consapevoli il più possibile del proprio vissuto emotivo e nel costante dialogo sia all’interno che all’esterno di noi per poi attivarsi al cambiamento. Il primo passo per cercare di allearsi con la propria rabbia è ascoltarla bene, cercare di capire chiaramente il suo messaggio, dove ci si sente colpiti e cosa si vuole fare rispetto a questo e di diverso. Una volta definita, con calma, la posizione che si ritiene giusta per sè, sarà possibile affermarla assertivamente. Tratto da http://www.young4young.com/articles/?id=2246

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Narciso è veramente sicuro di se?

Che cos’è il disturbo Narcisistico(DNP)?E’ un disturbo molto complesso. Gli elementi che riguardano tale disturbo sono fondamentalmente tre: I narcisisti tendono a considerarsi migliori degli altri, ad esagerare le proprie capacità, ad esaltare i propri successi, apparendo spesso presuntuosi. Sono spesso assorti in fantasie di illimitato successo, potere, fascino, bellezza o amore ideale, invidiosi degli altri o convinti che gli altri lo siano di loro e spesso li sfruttano per scopi personali. Generalmente tendono ad invidiare agli altri successi e proprietà, ritenendo di meritare più di loro. Vi sarà capitato di conoscere persone che tendono sempre a giustifare ciò che l’altro ottiene come una manna immeritevole caduta dal cielo, in quanto è considerato improbabile che l’altro possa raggiungere una vetta ambita o semplicemente il fatto di raggiungerla appare impesanbile. Questo disturbo comporta una compromissione rilevante nella vita lavorativa, sociale e affettiva. Area sociale e lavorativaUna conseguenza della considerazione di sé in termini di superiorità è la necessità di ammirazione da parte degli altri che vengono idealizzati o svalutati a seconda che riconoscano o meno il loro status di persone uniche e speciali. Nel momento in cui, non venga affermata la loro grandiosità, diventano vulnerabili reagendo mediante attacchi, atteggiamenti arroganti, superbi, ritenendo che il mondo esterno sia la causa dei loro problemi. Spesso, a seguito di una critica o mancanza di approvazione, reagiscono provando rabbia e allo stesso tempo vergogna. A seguito di ciò possono attuare risposte di evitamento e di ritiro sociale per allontare altre minacce che metterrebbero a rischio la propria autostima. Altra caratteristica importante è la mancanza di empatia, ovvero la capacità di mettersi nei panni degli altri e di riconoscere loro desideri, sentimenti e necessità. Quando l’esperienza soggettiva dell’altro viene colta, generalmente essa è concepita in modo denigratorio, come segno di debolezza e di scarso valore personale. Area affettivaIn generale l’area delle relazioni affettive è molto compromessa in questo disturbo: le relazioni sono poco piacevoli per la persona stessa e questo può essere causa di intensa sofferenza per il partner. Per esempio può capitare che una coppia sia formata da una persona X con DNP o aspetti narcisisti e Y con una bassa autostima. La coppia, facendo riferimento ai concetti dell’Analisi Transazionale, attuerà un gioco. La persona X verrà sempre esaltata e verrà confermata l’idea grandiosita che ha di sé muovendosi sempre nella sua posizione “IO SONO OK-TU NON SEI OK”, grazie a Y che essendo insicuro di se farà sempre affidamento a X considerato superiore e più capace. Cosi facendo Y confermerà la sua posizione “IO NON SONO OK-TU SEI OK” rafforzata dal partner narcisistico che non lo incoraggerà a vedere le cose da un punto di vista diverso se non il suo. Questo potrà cambiare solo se uno dei due o, nel migliore dei casi, entrambi, cominceranno a cambiare comportamento muovendosi in una posizione “IO SONO OK-TU SEI OK”, quindi modificando l’idea distorta che hanno di se stessi e intorrompendo il loro gioco. Nei casi in cui X si senta attaccato rispetto la propria autostima reagirà nel medesimo modo descritto all’inizio e quindi con rabbia, superbia, evitamento, etc. Naturalmente si posso incotrare dinamiche diverse a seconda delle caratteristiche di ogni singolo individuo all’interno della coppia. Inoltre, chi ha un DNP, difficilmente avrà una relazione basata sulla condivisione delle proprie emozioni, soprattutto la tristezza. Come avrete capito il disturbo narcisitico è suddiviso in due parti. Cooper parla di forme overt e covert. La prima visibile a tutti in cui viene esaltata la parte grandiosà di sé, l’essere unico e in cui prevalgono grandiosità, esibizionismo, ambizione, bisogno di ammirazione. La seconda, nel quale risiedono sentimenti di inferiorità, fragilità, vulnerabilità, paura del confronto, ipersensibilità alla critica. Proprio perché chi soffre di tale disturbo, in fondo è una persona molto fragile e per tale ragione costruisce una maschera di sé da utlizzare col mondo esterno. Quali sono le cause?Numerosi studi suggeriscono l’importanza dell’influenza genetica sullo sviluppo del disturbo narcisistico di personalità. Altri studi suggeriscono che, nello sviluppo del disturbo narcisistico di personalità, occupa un posto di primaria importanza l’interazione che si sviluppa tra il genitore ed il bambino. In modo particolare alla base c’è un fallimento empatico da parte dei genitori a rispondere in modo adeguato alle richieste naturali del bambino. Questo porta l’individuo a crearsi un’idea di sé autosufficiente, a non riconoscere di aver bisogno degli altri, di poter fare a meno dell’amore degli altri, considerandoli privi di valore, non riconoscendo e non esprimendo i propri bisogni, assumendo atteggiamenti di distacco e di superiorità. BIBLIOGRAFIA V. LINGIARDI, (2004)., La personalità e i suoi disturbi. Lezioni di psicopatologia dinamica, Il Saggiatore: Milano.

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